Raccontiamo i successi dei ciclisti italiani.

Tour de France – Tappa 8 (2.UWT)

Ordine di Arrivo:

  1. Jonathan Milan (Lidl – Trek)
  2. Wout Van Aert (Team Visma | Lease a Bike)
  3. Kaden Groves (Alpecin – Deceuninck)

Ci mancava, ci mancava eccome, erano addirittura sei anni che un italiano non vinceva al Tour de France! L’ultima volta, pensate, era stata con Vincenzo Nibali nella stagione 2019, quando lo Squalo dello Stretto si impose in una tappa, accorciata per maltempo, di soli 60 chilometri. Ci ha pensato Jonathan Milan a infrangere la maledizione grazie a una volata da campione in cui ha dovuto tenere a bada un temibilissimo Wout Van Aert. Mai come oggi calza a pennello il soprannome dell’azzurro, autore di uno sprint da vero Toro di Buja: sono servite, infatti, non una, ma ben due spallate per prendere posizione e far sì che tutto andasse nel verso giusto. Quando ai meno 1000 metri dal traguardo è rimasto senza compagni di squadra, Jonathan ha dovuto faticare per mantenere un buon posizionamento e per far ciò si è lasciato andare a qualche contatto fisico di troppo. Il primo dei due a discapito di Mathieu van der Poel, oggi nelle vesti di gregario di Kaden Groves, e l’altro per rubare la posizione a Jake Stewart, quest’ultimo al lavoro per il tedesco Pascal Ackermann. Fortunatamente e, ci sentiamo di dire, giustamente, il corridore azzurro non è stato declassato, ma semplicemente penalizzato con la rimozione dei secondi di abbuono e con dieci punti in meno nella classifica per la maglia verde. I dieci punti in meno nella graduatoria che decreta il miglior sprinter sicuramente pesano di più, ma non gli hanno, comunque, impedito di riportarsi in prima posizione con 26 lunghezze di margine sul dominatore della Grand Bouclé Tadej Pogacar.
Come testimoniano i festeggiamenti all’arrivo, per il friulano e tutto il suo team, è un trionfo che conta moltissimo. La nostra speranza, però, è che questi festeggiamenti non rimangano un episodio isolato e che il nostro atleta possa gioire ancora, perché no anche domani e perché no anche a Parigi con la maglia verde cucita addosso.